Ampugnano paradigma della incapacità e della arroganza della classe dirigente di Siena

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Siena, al centro del percorso della “Via Romea” (o Francigena), da sempre è stata naturale crocevia di interscambi culturali che ne hanno determinato l’importanza nei secoli. Proprio questa felice posizione lungo la strada che collegava la “Città Santa” (Roma) alle principali capitali europee, fino al santuario di Santiago de Compostela, grazie alle grandi capacità e allo spirito di iniziativa delle vecchie generazioni di Senesi, è stata alla base dello sviluppo e della prosperità di Siena. Oggi la situazione appare ben diversa, con una rete infrastrutturale di gran lunga deficitaria, con collegamenti viari spesso inadeguati per una città come la nostra a forte vocazione turistica. Siamo serviti, si fa per dire, da una linea ferroviaria obsoleta e a bassa capacità, inadatta a rendere gli spostamenti su rotaia comodi ed efficienti, che non di rado costringe viaggiatori e pendolari a scambi e coincidenze retaggio di altri tempi e incompatibili con le attuali esigenze di mobilità. In questi anni niente è stato fatto per migliorare i collegamenti stradali lungo la direttrice nord, assolvendo al sacrosanto dovere di migliorare le salvaguardie di sicurezza e porre rimedio almeno alle numerose buche lungo il tragitto che fanno sembrare la Siena-Firenze una mulattiera. Veicolare in maniera agevole i flussi turistici che fanno scalo a Pisa o Firenze in queste condizioni appare davvero compito arduo e scoraggiante, anche se nella migliore delle prospettive non sembra impossibile arrivare ad un efficiente servizio navetta da Siena agli aeroporti toscani di Firenze e di Pisa. A questo allarmante deficit infrastrutturale, che da anni  isola la Città e a cui per altro le forze politiche non hanno mai posto rimedio, si è aggiunta la ‘favola’ della possibilità di uno scalo aeroportuale internazionale ad Ampugnano, con la previsione di un ampliamento insensato nei numeri e nella sua stessa ragion d’essere, i cui strascichi giudiziari sono a tutti noti. Un progetto maldestro, intriso di megalomania e scarso rispetto del tessuto sociale e ambientale del territorio di riferimento, al quale si voleva imporre, senza un reale confronto partecipativo dell’intera popolazione coinvolta, la  realizzazione di una struttura di una grandezza smisurata rispetto alle reali necessità e insostenibile dal punto di vista ambientale. Un progetto talmente improvvido che ha finito per distruggere anche ciò che c’era di buono e di storico e che andava invece salvaguardato. Addirittura nel gennaio 2006 la associazione Pietraserena aveva chiesto alla politica di assumersi le proprie responsabilità e prendere una decisione tra la chiusura dello scalo o una sua ristrutturazione come aeroporto di terzo livello che, negoziata con i cittadini, avrebbe consentito il mantenimento e l’ulteriore sviluppo di importanti funzioni e di un adeguato livello occupazionale. Ma, come per la Banca e la Fondazione, anche per Ampugnano l’incapacità e l’arroganza di chi ha governato ha generato l’ennesimo disastro. Più che un aeroporto, alla città è comunque mancata la capacità di pianificare vere soluzioni di rilancio dei flussi turistici, magari mediante il potenziamento della  attuale rete viaria su rotaia e su gomma ed anche attraverso lo sviluppo di infrastrutture digitali per veicolare l’offerta turistica mediante vie di comunicazione ‘virtuali’, ma efficacissime nella realtà dei social network. A penalizzare lo sviluppo turistico degli ultimi anni è stata l’inefficienza dei piani di comunicazione territoriale adottati e di politiche di marketing incapaci di sviluppare utili sinergie con gli operatori internazionali. Oggi, dopo valutazioni sbagliate e dopo aver gettato via ingenti risorse della Comunità per pagare improponibili “manager” e risanare i debiti, l’aeroporto di Ampugnano è stato costretto a chiudere, senza più garantire i servizi essenziali di ausilio alla protezione civile e trasporto organi, mandando a casa anche quattordici lavoratori! Chi ha governato fino ad adesso ha sbagliato davvero tutto quanto c’era da sbagliare. E’ ora di voltare pagina.

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