Giorgio Finucci (Cittadini di Siena): “Il disastro della Fondazione”

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“Per la Fondazione MPS gli ultimi due/tre anni hanno sancito il tracollo: gli aumenti di capitale, i debiti necessari per effettuarli e, nonostante ciò,  la discesa sotto la quota di controllo assoluto del 50% di BMPS e la successiva decisione di mantenere almeno la partecipazione di controllo relativo del 33,5%, necessario ad impedire la perdita della senesità.  Da ultimo, a distanza di pochi mesi da questa decisione,  il documento  programmatico del 2013 sancisce che è diventato più importante l’azzeramento del debito di tutto il resto, ed addio senesità, addio manie di onnipotenza, ma soprattutto addio benessere per il territorio di riferimento. È il fallimento di tutto. Ma per accorgersene è passato troppo tempo e ce n’è  rimasto troppo poco.

Cerchiamo di capire di che entità di valori si parla, perché mentre si cerca di spostare l’attenzione sulle modifiche allo statuto, pochi osservano i numeri ed in città si pensa ancora che fra qualche anno tutto torni come prima. Io mi auguro vivamente che sia così, ma purtroppo ho molte perplessità.

Un passo indietro di sei anni. La Fondazione nel corso del 2007 aveva un patrimonio che, fra valore di libro e  plusvalenze implicite sull’asset Banca MPS, superava gli 11 miliardi di euro di cui circa 4,5 md erano riconducibili a diversificazioni. Nel lasso di  alcuni anni cambia tutto. Il bilancio del 2011 infatti evidenzia che:

·         le diversificazioni effettuate nei precedenti esercizi per ottemperare alle regole di frazionamento del rischio e per ottenere una stabilizzazione dei proventi, come previsto da varie fonti normative, nonché pilastro dei principi di finanza, ma anche della semplice diligenza del buon padre di famiglia, sono state cedute tutte con forti minusvalenze;

·         l’unico asset rimasto (quota partecipazione banca MPS) invece di compensare le suddette minusvalenze ha ulteriormente distrutto valore;

·         il patrimonio netto passa da 5,4 md. a 1,3 md. per effetto della svalutazione  della quota detenuta in banca MPS.

Il bilancio del 2012, uscito in questi giorni, è ancor più drammatico, perché effettua un ulteriore dimezzamento del patrimonio netto, che viene ridotto a 673 milioni di euro, con una stima comunque per eccesso, in quanto il valore di carico dell’azione è superiore agli attuali valori di mercato. Per capire meglio: la ricchezza della Fondazione è passata nel giro di tre anni da 11 miliardi di euro a 600 milioni di euro. La questione è clamorosa, ma di chi è la colpa? Non voglio cercare colpevoli per criminalizzarli, ci mancherebbe altro, ma una collettività è stata depredata, qualcuno dovrà dirci qualcosa? Si va sempre al solito punto di partenza. È nato prima l’ovo o la gallina? Tradotto: gli eletti della fondazione, dal momento dell’elezione non hanno più il vincolo di mandato (art.7). Al contrario devono attenersi alle norme statutarie che impongono loro (art. 2 e art.3) di tutelare e conservare il patrimonio della fondazione per garantire, nel tempo, l’erogazione dei proventi al territorio di riferimento. Ritengo che qualcuno ci debba delle risposte esaurienti.

 

Altro aspetto su cui sarebbe utile che qualcuno rispondesse: perché i compensi degli amministratori non si sono ridotti almeno proporzionalmente ai risultati conseguiti? Si continuano a spendere milioni di euro l’anno in compensi, stipendi e consulenze, ma la Fondazione che valeva svariati miliardi ora vale centinaia di milioni: è illogico elargire gli stessi compensi agli amministratori. Da più parti erano state avanzate richieste perché la deputazione generale si dimettesse, o in subordine, rinunciasse in toto agli emolumenti. La risposta è sicuramente debole, considerato l’onore di ricoprire certi ruoli e l’attaccamento alla città che dovrebbero avere gli eletti.  Forse, almeno per queste piccolezze,  ci si sarebbe atteso un comportamento ben diverso.

Concludo osservando che chi non è stato in grado di impedire questo disastro,  non ha l’autorevolezza necessaria per prendere in fretta e furia, decisioni avventate che non sono state prese in un decennio, nonostante se ne sia parlato più volte. Ovviamente siamo coscienti del fatto che  lo statuto attribuisca all’attuale deputazione i poteri necessari, ma chiediamo un atto di buon senso verso il territorio di riferimento, vista la situazione in cui siamo precipitati e quindi stop alla revisione dello statuto e stop all’eliminazione del vincolo del 4%, almeno finché non ci sarà un nuovo consiglio comunale e un nuovo sindaco. La soluzione a queste problematiche non può prescindere da confronti che coinvolgano tutta la collettività”.

Giorgio Finucci candidato al consiglio comunale

Lista Cittadini di Siena

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