CITTADINI DI SIENA: la Fondazione Mps deve tutelare la comunità senese

La Fondazione ha modificato lo statuto nonostante la contrarietà evidenziata a parole da tutti i candidati sindaco, anche se le proteste di alcuni candidati sono state molto flebili.

Per analizzare quanto successo bisogna comunque partire dalla considerazione che la Fondazione è l’unico ente  legittimato a modificare il proprio statuto. Inoltre l’ACRI (associazione che raggruppa le fondazioni presieduta da Guzzetti) ha chiesto alla nostra fondazione di uniformarsi alla famosa sentenza n° 300 del 29 settembre 2003 della corte costituzionale che imponeva, fra l’altro, che le nomine politiche dovessero “pesare” in misura non superiore al 50%. Basta scorrere le pubblicazioni recenti dell’ACRI per vedere che viene ribadito che fra le 88 associate, la Fondazione Mps è l’unica che ancora non si è adeguata a tale normativa. Ma questa deputazione, dopo il disastro a cui ha assistito inerte, considerata la contrarietà di gran parte della comunità del territorio di riferimento, considerata la mancanza di un consiglio comunale e di un sindaco, considerata la contrarietà del commissario Laudanna che addirittura aveva invitato Mancini a soprassedere in attesa che un consiglio comunale nominato potesse partecipare appieno alle decisioni, considerata la forte contrarietà delle forze sindacali, considerata la contrarietà di moltissime associazioni radicate nel territorio, non ha ritenuto necessario soprassedere, neppure fino all’elezione del sindaco.
In fin dei conti stiamo parlando di adeguarsi ad una sentenza del 2003, ma siamo già nel 2013. Cosa avrebbe potuto comportare un ritardo di due o tre settimane?  In un decennio i nostri eletti hanno tranquillamente ignorato tutto, ma  nonostante ciò Mancini è stato ed è tuttora vicepresidente dell’ACRI e nell’aprile 2012 ha votato a favore dell’approvazione della carta delle fondazioni che, fra l’altro, prevede un impegno morale, ma vincolante a rispettare certe indicazioni normative, fra cui appunto anche il nodo delle nomine. Non sarebbe stato più logico iniziare ad aprile 2012 il percorso di modifica statutaria e coinvolgere veramente, non per finta, tutti gli enti che avrebbero dovuto partecipare alla consultazione?
Chiariamo subito che le modifiche proposte non vanno a modificare la sostanza dello statuto. Anche col vecchio statuto gli amministratori avrebbero dovuto salvaguardare il patrimonio, avrebbero dovuto impedirne la diminuzione, avrebbero dovuto frazionare i rischi, avrebbero dovuto stabilizzare i proventi da distribuire sul territorio di riferimento. Purtroppo i nostri eroi non hanno fatto nulla di tutto questo, forse perché hanno sempre ascoltato altri, disattendendo tranquillamente l’art. 7 che disciplina l’assenza del vincolo di mandato nei confronti dei nominanti. Ora invece per fare le modifiche statutarie si sono ricordati di questo piccolo aspetto e, in spregio alle opinioni prevalenti, hanno fatto come hanno voluto.
A questo punto questa Deputazione non si può permettere altre iniziative, ha già fatto troppo. La nuova Deputazione dovrà  ripristinare correttamente il rapporto Fondazione/Banca. La Fondazione rappresenta la proprietà e, fino a prova contraria ne è l’azionista di controllo, mentre il management della banca deve osservare correttamente le disposizioni della proprietà ed adoperarsi per raggiungere gli obiettivi imposti. Finora si è assistito invece ad una situazione in cui la Fondazione eseguiva pedissequamente quello che altri disponevano e questo è stato il motivo del disastro, perché sostanzialmente, contrariamente a quanto disposto dallo statuto, non è stato difeso il patrimonio conferito. Una volta ristabilito il corretto rapporto, bisognerà decidere cosa fare, non trascurando neppure l’eventualità di ipotizzare un disimpegno della Fondazione verso il suo asset prioritario, limitandosi a conservare una piccola partecipazione che assicuri uno o più rappresentanti nel CdA della Banca, per continuare quel percorso della senesità che non va perso. Mi spiego un po’ meglio con un esempio: le assicurazioni  Generali hanno la sede ed i quartieri generali in Trieste, ma nessun proprietario di Trieste avrebbe i numeri necessari per mantenerne la sede nel territorio e così la nostra Banca, nata e cresciuta a Siena, potrebbe benissimo restare qui con la direzione generale, pur non avendo più proprietari con oltre il 33,5% sul territorio senese.  Per realizzare questo nuovo scenario bisogna che, contrariamente a quanto accaduto finora, i nominanti nominino persone professionalmente capaci,  in grado di poter dialogare paritariamente col management della banca ed insieme trovare il bandolo della matassa e le migliori soluzioni, soprattutto per la comunità senese.

 

Giorgio Finucci candidato al consiglio comunale
Lista Cittadini di Siena

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